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	<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 21:43:38 +0000</pubDate>
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		<title>La seconda perla, Louise</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Dec 2008 22:45:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>administrator</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[Il pescatore di perle]]></category>

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		<description><![CDATA[Louise adorava la vita che le avevano donato.
Nata in una comunità di zingari, aveva appreso la vita con una strana sensazione di non pagare il prezzo dei propri errori. Ogni esperimento di comunicazione ed interazione con gli esseri umani che incontrava, aveva il piacevole risvolto di cancellare la memoria dei precedenti tentativi di ricerca della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Louise adorava la vita che le avevano donato.</p>
<p>Nata in una comunità di zingari, aveva appreso la vita con una strana sensazione di non pagare il prezzo dei propri errori. Ogni esperimento di comunicazione ed interazione con gli esseri umani che incontrava, aveva il piacevole risvolto di cancellare la memoria dei precedenti tentativi di ricerca della propria felicità.</p>
<p><span id="more-199"></span>In ogni viaggio da una meta all&#8217;altra, svaniva il ricordo di quei volti legati a mondi che scorrevano col panorama circostante, una sorta di film dove poteva saltare da un fotogramma all&#8217;altro con un&#8217;assoluta dimenticanza di quanto era passato, per lasciare permeare ogni angolo del cuore dalla curiosità di quanto incontrava nel suo paesaggio.</p>
<p>Non le importava l&#8217;amore terreno, non lo cercava, non le occorreva, amava condividere le emozioni, e questo le era sempre bastato.</p>
<p>Qualcuno aveva provato a salire su quel treno,nell&#8217;illusione che, standole vicino, quella magia, legata a quella donna così affascinante quanto inafferrabile, potesse diventare legame, potesse convincerla a fermarsi in nome di un amore che lei non riusciva neanche a capire, fino alla conclusione, venuta col tempo, di essere incapace di innamorarsi.</p>
<p>Da principio aveva creduto anche lei che un giorno avrebbe potuto provare quell&#8217;amore per cui regnanti rinunciano a un trono, sempre meno però, pian piano aveva imparato che il suo essere zingara non era uno scherzo di un destino beffardo ma un dono, un dono che le permetteva di essere vera.</p>
<p>E col tempo aveva anche imparato a saltare nei fotogrammi non portandosi appresso nient&#8217;altro che la propria esperienza e i ricordi nel cuore.</p>
<p>Per una lettura di carte una donna pagò Louise con degli orecchini, niente di strano, di inusuale, se non il fatto che erano stati realizzati per essere diversi. Come se chi li avesse costruiti non fosse riuscito a trovare una perla all&#8217;altezza di fare il paio con quella incastonata in uno dei due, e avesse anche deciso di non accontentarsi.</p>
<p>Questa bizzarria, lungi da svilire gli orecchini esaltava agli occhi di Louise quel gioiello asimmetrico.</p>
<p>Si sentiva vicina a quella perla. Conosceva la solitudine di un essere tanto unico da non trovare nessuno che brilli della medesima luce.</p>
<p>Era con un velo di tristezza che assisteva allo spettacolo di esseri umani meravigliosi, che preferivano offuscare la propria luce pur di non pagare il prezzo della solitudine, unica via verso la ricerca del non accontentarsi, della compagna perfetta.</p>
<p>Quella mattina il sole era strano, adorava guardare l&#8217;alba, ma quel giorno il sole sorgeva con una forza inusuale, quasi una prepotenza che non riusciva a decodificare.</p>
<p>E quel giorno il sole sorse due volte.</p>
<p>Quando lo incontrò, con i suoi sogni così veri, con quella determinazione di non accettare nella vita nulla di meno della loro piena realizzazione, rimase incantata.</p>
<p>Quegli occhi neri, così profondi e veri, trasmettevano una forza incontrata prima solo in quell&#8217;alba inusuale, una ferma consapevolezza che la sua perla gemella esisteva e per quanto potesse vivere nel mondo, quella intima certezza non era sminuibile.</p>
<p>E si innamorò Louise, si innamorò di quella forza, di quella tenacia, pur avendo consapevolezza di non potergli offrire quanto lui desiderava: se si fosse fermata non sarebbe stata più lei e si sarebbe spenta, lei brillava perché era autentica e vera e non c&#8217;erano mai state fino a quel momento mezze misure.</p>
<p>E non poteva neanche chiedergli di partire con lei, era incastonato nel suo mondo ed aveva la sensazione che, come un fiore raro e meraviglioso, se fosse stato reciso, sarebbe appassito.</p>
<p>Imparò con lui a rispettare, imparò a sentire il suo profumo in ogni singola cellula, convertendo quel desiderio di possedere e condividere in un sentimento di ammirazione profonda per la bellezza insita in quegli occhi senza confine.</p>
<p>Lasciò che quei due mondi, così perfetti e diversi, coesistessero e interagissero nel rispetto reciproco delle più intime essenze, scegliendo di costruire insieme dove aveva sempre gestito tutto, rischiando anche di non venire ricambiata, godendo immensamente di ogni singolo attimo di incontro, e lasciando che una perla perfetta, portata alla luce da un uomo capace di amare, glielo ricordasse nei momenti di lontananza.</p>
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		<title>Maturare</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Nov 2008 20:56:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>administrator</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[Monti Canu 25.09.2008]]></category>

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		<description><![CDATA[I giorni si avvicendano morbidamente, la vita è quasi irreale, il monte mi ha scavato dentro facendo spazio in una soffitta, quasi dimenticato ricettacolo di cianfrusaglie.
Il monte scava, il monte è roccia ma le sue molecole permeano la materia dell&#8217;uomo fino ad accompagnarlo anche nei momenti più solitari ed intimi.
Gli ostacoli sono vie verso la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I giorni si avvicendano morbidamente, la vita è quasi irreale, il monte mi ha scavato dentro facendo spazio in una soffitta, quasi dimenticato ricettacolo di cianfrusaglie.</p>
<p>Il monte scava, il monte è roccia ma le sue molecole permeano la materia dell&#8217;uomo fino ad accompagnarlo anche nei momenti più solitari ed intimi.</p>
<p>Gli ostacoli sono vie verso la solitudine.</p>
<p>Il mio respiro mi invita a chiedere aiuto ma paradossalmente, ora  che ho le risposte, l&#8217;assenza di domande che rendano dignità alla loro essenza mi attanaglia.</p>
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		<title>Amistade</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Oct 2008 20:48:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>administrator</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[Meteore]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho una strana sensazione nel cuore. La mia vita è solo un ricordo senza tempo e  adesso mi trovo, inspiegabilmente, in un tempo senza spazio.
Ho amato molto questa casa e questa donna ma ho la sensazione di non potere più andare.
Lei mi ha chiesto di stare con lei per tutta la vita ed io ho [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://scrivendo.esplorandoilcentro.com/wp-content/uploads/2008/10/imgp0820.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-185" title="Il flauto magico" src="http://scrivendo.esplorandoilcentro.com/wp-content/uploads/2008/10/imgp0820-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Ho una strana sensazione nel cuore. La mia vita è solo un ricordo senza tempo e  adesso mi trovo, inspiegabilmente, in un tempo senza spazio.</p>
<p>Ho amato molto questa casa e questa donna ma ho la sensazione di non potere più andare.<span id="more-183"></span></p>
<p>Lei mi ha chiesto di stare con lei per tutta la vita ed io ho accettato. L&#8217;anima gentile che è venuta per portarmi via non ha potuto niente contro un cuore straziato e sono rimasto, immateriale presenza in un mondo formato per me dall&#8217;unica persona che mi tiene con lei.</p>
<p>Mi chiedo a volte come sarebbe stato andare verso quella luce ma è scomparsa troppo in fretta, aveva un sapore così dolce e ora non c&#8217;è più. Lei non la vedeva, piangeva e basta, poi ha smesso ed è stato bello quanto irreale vivere insieme senza potersi toccare.</p>
<p>Ora lei non vive più qui, credo abiti con una delle nostre figlie ma non la posso cercare, io sono prigioniero qui, prigioniero di una non vita dove non mi è più dato di pagare i miei debiti e fuggo la luce del giorno nell&#8217;attesa che lei ritorni.</p>
<p>E&#8217; una notte di luna piena, la casa negli ultimi giorni è di nuovo popolata di gente che non conosco e che non si accorge di me. Dal giardino sento ad un tratto una musica che in vita avrei confuso con la voce di Dio, è una musica dolce e flautata che desta la mia attenzione di anima stanca.</p>
<p>Con la musica strane parole echeggiano vibrando all&#8217;unisono con la mia anima, sembra che parlino a me, mi offrono amicizia, in un&#8217;aria intensa di dolci profumi, si offrono di pagare i miei debiti, si offrono di spezzare le mie catene perchè io possa continuare il mio viaggio. Non c&#8217;è paura in me, il sole ancora non è sorto ed ora che posso andare la musica celeste mi indica la strada illuminata da un braciere profumato. Chissà com&#8217;è andare verso la musica, la seguo e mi allontano, che strano: è tornata la luce verso cui andare, e ora l&#8217;alba non mi fa più paura.</p>
<p>.</p>
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		<title>Maria (2)</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Oct 2008 16:50:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>administrator</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[Il pescatore di perle]]></category>

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		<description><![CDATA[Da quel freddo giorno di febbraio l&#8217;aria era diventata tanto rarefatta da togliere quasi il respiro, sembrava che niente avesse più senso, più valore. L&#8217;esistenza trascorreva aspettando una morte che sarebbe arrivata comunque troppo tardi. Passavano i giorni e la vita di Maria era stranamente irreale, tutto scorreva secondo i dettami di ciò che si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da quel freddo giorno di febbraio l&#8217;aria era diventata tanto rarefatta da togliere quasi il respiro, sembrava che niente avesse più senso, più valore. L&#8217;esistenza trascorreva aspettando una morte che sarebbe arrivata comunque troppo tardi. Passavano i giorni e la vita di Maria era stranamente irreale, tutto scorreva secondo i dettami di ciò che si ritiene normale per la sua età, i pretendenti si avvicendavano nella sua casa senza che questo la riguardasse, non le era ben chiaro cosa potesse affascinare un uomo, in una donna col cuore spezzato.</p>
<p>Il giorno che si affacciò alla sua porta un ragazzo con gli occhi stranamente limpidi e onesti, decise che in una vita apparentemente normale poteva anche starci un matrimonio formale.</p>
<p>Si chiamava Enrico, aveva qualche anno più di lei ed era gentile, troppo impaurito della vita per poter creare problemi e si accontentava che lei lo accettasse illudendosi che fosse amore.</p>
<p>Passarono gli anni e la sua vita si consumava serena e lineare come solo uno stagno di acque morte sa essere, non c&#8217;era movimento nel suo cuore e la sua vita si adattava.</p>
<p>Enrico la adorava come una statua priva di vita, la sua non vita lo rassicurava, permettendogli di dominare il ritmo dell&#8217;esistenza. La adorava al punto da desiderare di appagare ogni suo desiderio, se solo lo lasciava trapelare, non si concedeva il disturbo però di cercare di dare corpo a quella sensazione di distante solitudine, che lo faceva rabbrividire quando la toccava e percepiva che non l&#8217;avrebbe mai posseduta.</p>
<p>Un giorno successe una cosa imprevista, inattesa quanto può esserlo un tutore che germoglia ormai rassegnato ad ergersi a semplice inerte sostegno di una pianta che ha scelto di vivere. Si fermò in un negozio Maria, un negozio del quale non aveva mai notato neanche il colore, e lì un qualcuno imprecisato, mandato dal destino le aveva presentato Antoine, &#8220;Piacere, Maria&#8221;, che fastidioso contrattempo dover anche far conversazione con gli sconosciuti, pensò tra sè cercando di dare alla vicenda quel minimo sindacale di attenzione che le permettesse di stare sola con i suoi pensieri, nei limiti della buona educazione.</p>
<p>Poi alzò gli occhi e lo vide.</p>
<p>Uno sguardo incuriosito quanto fugace ma ogni singola parte del suo essere riflettè quella luce. Era una finestra che si apre in una sala di specchi, quel che prima rimbalzava il grigiore ora rimbalzava una luce tanto brillante da dover socchiudere gli occhi per poterla guardare. Quel che prima attutiva i suoni della vita al di fuori di lei, diffondeva come un diapason la nota perfetta. Quell&#8217;addome privo di emozioni ospitava una tale ondata di emozioni che quasi le impediva di sincronizzare i suoi stessi respiri.</p>
<p>Rialzò gli occhi e si immerse in quello sguardo accogliente, non era uno sguardo di intesa, era uno sguardo tra le cui braccia tutto può dissolversi senza che questo ingeneri paura ma pace.</p>
<p>Che strana la pace.</p>
<p>Non pensava che le appartenesse, lei alla quale la vita aveva scippato la gioia della scoperta della vita stessa, lei che conosceva senza dover conoscere una passione devastante quanto corrosiva che l&#8217;aveva deprivata di quell&#8217;innocenza cui aveva rinunciato per amore, ma che adesso cullava nei ricordi come una possibilità perduta, alla stessa stregua di una ricca compagna di scuola di cui guardare la vita irreale svolgersi con regole e parametri immensamente lontani dai propri, con tutto il fascino che ne consegue.</p>
<p>Che nostalgia per la sua innocenza. Strano quanto siano dolorose le rinunce quando l&#8217;amore che le ha mosse si dissolve.</p>
<p>In quei dieci minuti di flusso dolce e inebriante negli occhi di Antoine questi e mille altri pensieri si erano uniti alla sua danza, ma senza che nessuno si fermasse così a lungo da diventare presente, esisteva solo lei, quegli occhi e il suo cuore che aveva inspiegabilmente cominciato a fare rumore.</p>
<p>Lui uscì dalla porta salutandola garbatamente, nell&#8217;aria l&#8217;odore che non avesse minimamente capito ciò che aveva permesso si sciogliesse e lei, giocando nervosamente con la perla che impreziosiva il suo collo, decise che non avrebbe più cercato di incontrarlo, fece la scelta, per il resto della sua vita, di accontentarsi di incontrarlo nei suoi sogni, perchè i sogni non possono morire.</p>
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		<title>La prima perla, Maria</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 17:11:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>administrator</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[Il pescatore di perle]]></category>

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		<description><![CDATA[Maria guardava perplessa la custodia in velluto. Aveva sempre desiderato una perla e davanti a  lei si era materializzato quel sogno ormai privo di valore.
Enrico conosceva quel desiderio ed in una vita votata a renderla felice era riuscito a trovare una perla speciale che gli ricordava, vividamente, una di quelle belle lune specchiate nel mare.
L&#8217;aveva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Maria guardava perplessa la custodia in velluto. Aveva sempre desiderato una perla e davanti a  lei si era materializzato quel sogno ormai privo di valore.<span id="more-118"></span></p>
<p>Enrico conosceva quel desiderio ed in una vita votata a renderla felice era riuscito a trovare una perla speciale che gli ricordava, vividamente, una di quelle belle lune specchiate nel mare.</p>
<p>L&#8217;aveva sempre amata, dal primo istante che l&#8217;aveva vista, così fragile, eterea, bellissima nel suo abito bianco che su altri fianchi sarebbe stato informe, ma che su di lei appariva morbidamente sinuoso. La convinzione di non meritare tanta leggiadria lo aveva portato caparbiamente a sottoporla ad una corte serrata, e quando lei aveva inspiegabilmete accettato di vivergli accanto, si promise che avrebbe passato la vita a ricompensarla per quel dono impagabile.</p>
<p>Si sentiva sola Maria, e sapeva cosa doveva fare, che Enrico aveva speso ogni suo risparmio per quella perla  e che lo aveva fatto solo per amore e che lei gli doveva un qualcosa di grande per tutto quello che faceva per lei. Aveva imparato ad amarlo col tempo, al principio lo aveva scelto perché non pensava che nella sua vita l&#8217;amore fosse un diritto, e lui la faceva sentire importante, sempre.</p>
<p>Aveva 12 anni Maria quando realizzò che la sua vita era ad un bivio, un bivio di quelli che all&#8217;inizio sono un vago sentore indefinito, di quelli che assumono corpo e chiarezza solo volgendosi indietro facendoti dire &#8220;ecco cos&#8217;era quella sensazione&#8230;&#8221;.</p>
<p>Era un pomeriggio d&#8217;estate, suo zio era sdraiato sul letto per la siesta e lei si era sdraiata al suo fianco come spesso accadeva. Aveva sempre amato zio Andrè, quegli occhi grandi e profondi la facevano sentire al sicuro e la sua risata era un arcobaleno improvviso senza il temporale. Lei si strinse a lui abbracciandolo comodamente, quasi avviluppandosi a quel braccio potente e muscoloso di fatica nei campi, ed una strana sensazione di calore, mai provata sino ad allora si era diffusa nel suo ventre come un sole abbagliante.</p>
<p>Non aveva capito ma era bello, caldo, dolce. Andrè, sdraiato al suo finco era come paralizzato, aveva capito lui, aveva capito che la sua bambina non era più una bambina ed era lacerato da un senso di violazione di un mondo innocente e il fascino di un regno incontaminato e puro nel quale anche ciò che fuori è sporco vive immacolato.</p>
<p>Gli incontri furtivi andarono avanti per lungo tempo, era diventata donna Maria, col suo amore dolce, segreto e rispettoso, che lei adorava più della sua stessa vita. Finchè zio Andrè non morì, lasciandola sola, inconsolabile vedova senza diritti tra gli uomini, con un tenero segreto che la rendeva inconfessabile al mondo. E allora decise che il suo cuore aveva cessato di battere con quello di Andrè.</p>
<p>Da quel freddo giorno di febbraio l&#8217;aria era diventata tanto rarefatta da togliere quasi il respiro, sembrava che niente avesse più senso, più valore. L&#8217;esistenza trascorreva aspettando una morte che sarebbe arrivata comunque troppo tardi. Passavano i giorni e la vita di Maria era stranamente irreale, tutto scorreva secondo i dettami di ciò che si ritiene normale per la sua età, i pretendenti si avvicendavano nella sua casa senza che questo la riguardasse, non le era ben chiaro cosa potesse affascinare un uomo, in una donna col cuore spezzato.</p>
<p>Il giorno che si affacciò alla sua porta un ragazzo con gli occhi stranamente limpidi e onesti, decise che in una vita apparentemente normale poteva anche starci un matrimonio formale.</p>
<p>Si chiamava Enrico, aveva qualche anno più di lei ed era gentile, troppo impaurito della vita per poter creare problemi e si accontentava che lei lo accettasse illudendosi che fosse amore.</p>
<p>Passarono gli anni e la sua vita si consumava serena e lineare come solo uno stagno di acque morte sa essere, non c&#8217;era movimento nel suo cuore e la sua vita si adattava.</p>
<p>Enrico la adorava come una statua priva di vita, la sua non vita lo rassicurava, permettendogli di dominare il ritmo dell&#8217;esistenza. La adorava al punto da desiderare di appagare ogni suo desiderio, se solo lo lasciava trapelare, non si concedeva il disturbo però di cercare di dare corpo a quella sensazione di distante solitudine, che lo faceva rabbrividire quando la toccava e percepiva che non l&#8217;avrebbe mai posseduta.</p>
<p>Un giorno successe una cosa imprevista, inattesa quanto può esserlo un tutore che germoglia ormai rassegnato ad ergersi a semplice inerte sostegno di una pianta che ha scelto di vivere. Si fermò in un negozio Maria, un negozio del quale non aveva mai notato neanche il colore, e lì un qualcuno imprecisato, mandato dal destino le aveva presentato Antoine, &#8220;Piacere, Maria&#8221;, che fastidioso contrattempo dover anche far conversazione con gli sconosciuti, pensò tra sè cercando di dare alla vicenda quel minimo sindacale di attenzione che le permettesse di stare sola con i suoi pensieri, nei limiti della buona educazione.</p>
<p>Poi alzò gli occhi e lo vide.</p>
<p>Uno sguardo incuriosito quanto fugace ma ogni singola parte del suo essere riflettè quella luce. Era una finestra che si apre in una sala di specchi, quel che prima rimbalzava il grigiore ora rimbalzava una luce tanto brillante da dover socchiudere gli occhi per poterla guardare. Quel che prima attutiva i suoni della vita al di fuori di lei, diffondeva come un diapason la nota perfetta. Quell&#8217;addome privo di emozioni ospitava una tale ondata di emozioni che quasi le impediva di sincronizzare i suoi stessi respiri.</p>
<p>Rialzò gli occhi e si immerse in quello sguardo accogliente, non era uno sguardo di intesa, era uno sguardo tra le cui braccia tutto può dissolversi senza che questo ingeneri paura ma pace.</p>
<p>Che strana la pace.</p>
<p>Non pensava che le appartenesse, lei alla quale la vita aveva scippato la gioia della scoperta della vita stessa, lei che conosceva senza dover conoscere una passione devastante quanto corrosiva che l&#8217;aveva deprivata di quell&#8217;innocenza cui aveva rinunciato per amore, ma che adesso cullava nei ricordi come una possibilità perduta, alla stessa stregua di una ricca compagna di scuola di cui guardare la vita irreale svolgersi con regole e parametri immensamente lontani dai propri, con tutto il fascino che ne consegue.</p>
<p>Che nostalgia per la sua innocenza. Strano quanto siano dolorose le rinunce quando l&#8217;amore che le ha mosse si dissolve.</p>
<p>In quei dieci minuti di flusso dolce e inebriante negli occhi di Antoine questi e mille altri pensieri si erano uniti alla sua danza, ma senza che nessuno si fermasse così a lungo da diventare presente, esisteva solo lei, quegli occhi e il suo cuore che aveva inspiegabilmente cominciato a fare rumore.</p>
<p>Lui uscì dalla porta salutandola garbatamente, nell&#8217;aria l&#8217;odore che non avesse minimamente capito ciò che aveva permesso si sciogliesse e lei, giocando nervosamente con la perla che impreziosiva il suo collo, decise che non avrebbe più cercato di incontrarlo, fece la scelta, per il resto della sua vita, di accontentarsi di incontrarlo nei suoi sogni, perchè i sogni non possono morire.</p>
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		<title>Il bastone</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Oct 2008 21:33:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>administrator</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[Monti Canu 25.09.2008]]></category>

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		<description><![CDATA[Riscendendo si fa chiara in me la decisione di volere portare con me un bastone, un ausilio in questa discesa dove i pesi, alla luce del loro essere superflui, appaiono ancora più estranei.
Ne trovo uno che mi ricorda la mia personale Santiago, un bastone del pellegrino che possa sostenere ed alleviare il passo, che si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riscendendo si fa chiara in me la decisione di volere portare con me un bastone, un ausilio in questa discesa dove i pesi, alla luce del loro essere superflui, appaiono ancora più estranei.</p>
<p>Ne trovo uno che mi ricorda la mia personale Santiago, un bastone del pellegrino che possa sostenere ed alleviare il passo, che si sovrappone nella mente al bastone biblico del salmo di Davide<span id="more-104"></span></p>
<p>&#8220;Il SIGNORE è il mio pastore: nulla mi manca.<br />
Egli mi fa riposare in verdeggianti pascoli,<br />
mi guida lungo le acque calme.<br />
<strong></strong>Egli mi ristora l&#8217;anima,<br />
mi conduce per sentieri di giustizia,<br />
per amore del suo nome.<br />
Quand&#8217;anche camminassi nella valle dell&#8217;ombra della morte,<br />
io non temerei alcun male,<br />
perché tu sei con me;<br />
il tuo bastone e la tua verga mi danno sicurezza&#8230;&#8221;</p>
<p>&#8230;ma è un bastone fragile quello che ho scelto, un bastone che si impiglia ovunque, non mi da sicurezza, e allora lo lascio, emblema di tutto io che lascerò al mio ritorno a casa. Niente più come prima.</p>
<p>Mi accingo inconsapevolmente a vivere una vita dove non sono io il regista, dove non riesco neppure a concepire come si possa essere soli, come si possa non sentire quel proprio personale Dio che permette di essere sempre centrati con la propria meta. E rileggo stupita i miei stessi scritti, incomprensibili quanto estranei, che parlano di solitudine e tristezza, compagne di vita di un epoca più distante che remota.</p>
<p>Un pensiero immodesto quanto potente si fa stada in quell&#8217;unico momento nel quale faccio rimbalzare i pensieri dal cuore alla testa perchè permetta alle mani di scriverli, è un momento nel quale le mani corrono veloci più del pensiero, al punto da rileggere quanto appena scritto estasiata dalla sensazione che mi provoca dialogare col mio cuore senza briglie.</p>
<p>Non so se sia questo che chiamano in oriente illuminazione, ma più cerco di spiegarmi quello che provo più mi si affollano alla mente le definizioni dei miei maestri, è tutto così semplice, tutto tanto importante quanto inutile.</p>
<p>Il mio cuore è pieno, strana sensazione, che mi fa capire quella sete che avevo, di essere innamorata, ci somiglia un po&#8217;, lontanamente, ma non ha sfumature di sofferenza, di fretta, di ansia che possa cessare.</p>
<p>E la sensazione più strana è questo non avere riferimenti esterni, questa non destinazione del sentimento, è Amore, punto.</p>
<p>Non amore per qualcuno o qualcosa, Amore, punto.</p>
<p>Non so cosa sarà domani, per ora vivo da giorni in una strana sensazione da viglia di Natale, sapendo che arriverà e che sarà bellissimo, e che se anche tutto questo fosse un sogno, al mio risveglio mi farà compagnia il suo ricordo, insieme a quel bastone che, allora, troverò fuori di me.</p>
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		<title>La casa</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Oct 2008 19:30:52 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Monti Canu 25.09.2008]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;arrivo alle rocce dove dormiremo è faticoso ma tanto elettrizzante, da non lasciare spazio nella mente per ciò che abbiamo appena vissuto. L&#8217;aria, pura e quasi irreale, arriva, come se avesse particelle insolitamente sottili, a riempire ogni angolo dei polmoni. La prima cosa che facciamo è scegliere il posto dove passeremo la notte, parafrasando Ermete, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;arrivo alle rocce dove dormiremo è faticoso ma tanto elettrizzante, da non lasciare spazio nella mente per ciò che abbiamo appena vissuto. L&#8217;aria, pura e quasi irreale, arriva, come se avesse particelle insolitamente sottili, a riempire ogni angolo dei polmoni. La prima cosa che facciamo è scegliere il posto dove passeremo la notte, parafrasando Ermete, nulla è per caso e ogni luogo riserverà al suo ospite una notte speciale ed indimenticabile in modo assolutamente unico.</p>
<p>Ultimo rito di questa sera costellata di stelle è un suggestivo bilanciamento della parte maschile e femminile di noi, una sorta di pacificazione tra quelle parti che, in una società dimentica dei ritmi e dell&#8217;importanza delle stagioni, si sono evolute in noi a metà tra l&#8217;irrefrenabile esternazione di moti interiori e la necessità di acquisire le caratteristiche proprie di una o dell&#8217;altra metà.</p>
<p>E in questa magia ho chiara la prima verità: il Monte è potente, se lo accetti il Monte ti accoglie e ti dona la forza, e soprattutto quello che stà accadendo è un sassolino gettato nel lago del tempo, i suoi cerchi arriveranno lontano a cullare dolcemente ogni istante del mio futuro.</p>
<p>Da questo momento la mia vita sarà accompagnata dalla consapevolezza che anch&#8217;io ho una casa e per lungo tempo mi apparirà al solo chiudere gli occhi.</p>
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		<title>Il pozzo sacro</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Sep 2008 13:34:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>administrator</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Monti Canu 25.09.2008]]></category>

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		<description><![CDATA[Per la prima volta mi soffermo sui miei compagni di viaggio, abbiamo finalmente lasciato gli zaini e il pensiero si rivolge curioso a chi la sorte mi ha affiancato come maestri per questa notte.
Siamo tredici, dieci donne.
Stranamente anche i visi conosciuti di persone che reincontro qui non mi sono familiari. Ogni persona avrà un suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per la prima volta mi soffermo sui miei compagni di viaggio, abbiamo finalmente lasciato gli zaini e il pensiero si rivolge curioso a chi la sorte mi ha affiancato come maestri per questa notte.</p>
<p>Siamo tredici, dieci donne.</p>
<p>Stranamente anche i visi conosciuti di persone che reincontro qui non mi sono familiari. Ogni persona avrà un suo particolare ruolo in questo viaggio nel portarmi dei messaggi precisi, più o meno graditi. Alcune sembra siano qui apposta per mettere l&#8217;accento sulla necessità di lavorare sulla tolleranza per i miei fratelli, altre mi lasceranno i messaggi che mi accompagneranno quando tornerò alla mia vita normale.</p>
<p>Ci riuniamo intorno al pozzo, si intravedono dei gradini, è quasi totalmente interrato. Una pozza di acqua limpida a dispetto del fango che ricopre, e qui simbolicamente lavo via tutto ciò che per questa notte non mi serve portare con me, rimarrà a lungo il dubbio che valga la pena riprenderlo&#8230;</p>
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		<title>Il sentiero 2</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Sep 2008 20:53:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>administrator</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Monti Canu 25.09.2008]]></category>

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		<description><![CDATA[Che strano terreno&#8230; mi guardo intorno e accanto a quel granito rosa di cui colgo il senso sono disseminati piccoli cristalli di quarzo bianco&#8230;
La luce della luna si riflette su di loro tracciando un sentiero che da 6000 anni regala ogni notte, a chi lo riconosce, la possibilità di recarsi ad esplorare l&#8217;abbraccio della Madre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che strano terreno&#8230; mi guardo intorno e accanto a quel granito rosa di cui colgo il senso sono disseminati piccoli cristalli di quarzo bianco&#8230;</p>
<p>La luce della luna si riflette su di loro tracciando un sentiero che da 6000 anni regala ogni notte, a chi lo riconosce, la possibilità di recarsi ad esplorare l&#8217;abbraccio della Madre Terra.</p>
<p>Ed io che della terra sono anni che inseguo l&#8217;abbraccio, mi trovo lì a cercare finalmente di trovare Dio dentro di me, cercandolo in quei luoghi dove da millenni altri lo trovano.</p>
<p>La pista bianca si inerpica sulla montagna e il peso dello zaino che mi impedisce di andare avanti spedita nella boscaglia fitta, simboleggia l&#8217;inutilità di tutti quegli orpelli di cui mi riempio la vita e che alla fine per assurdo mi separano dal mio scopo. Che senso ha avere ogni immaginabile ausilio per la destinazione se il suo peso ti impedisce di arrivarci?</p>
<p>Ma ormai è fatta, non ha senso lasciare qui le cose e faticosamente mi trascino dietro il peso necessario alla mia rinuncia alla fede nella Provvidenza, alla mia incapacità di accettare che tutto ciò che mi occorre per vivere le mie esperienze è dentro il mio cuore.</p>
<p>Così riflettendo scavalco il recinto dell&#8217;area sacra e mi avvicino alla Fonte Sacra, prima tappa di questo viaggio uguale per tutti e per ognuno diverso&#8230;</p>
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		<title>La botola</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Sep 2008 15:31:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>administrator</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[Monti Canu 25.09.2008]]></category>

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		<description><![CDATA[Il secondo tocco della campana chiedeva ad ognuno di definire sinteticamente l&#8217;esperienza. Come un singulto irrefrenabile la risposta è stata: &#8220;un punto di non ritorno&#8221;. Adesso si fa chiara la sensazione di non essere io a parlare, ma che dal mio intimo sgorghino parole come in un flusso, parole che si lasciano ammirare al loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il secondo tocco della campana chiedeva ad ognuno di definire sinteticamente l&#8217;esperienza. Come un singulto irrefrenabile la risposta è stata: &#8220;un punto di non ritorno&#8221;. Adesso si fa chiara la sensazione di non essere io a parlare, ma che dal mio intimo sgorghino parole come in un flusso, parole che si lasciano ammirare al loro apparire ma sulle quali non posso esercitare il controllo senza intimorirle.</p>
<p><span id="more-49"></span>Ho vissuto una vita densa, a volte tanto da essere quasi vischiosa, e ogni strumento che ho ricevuto nel tempo, assolutamente perfetto ed essenziale, mi ha permesso di percorrere qualche tratto di questa scalinata verso il raggiungimento del Sè.</p>
<p>Sono venuta qui a cercare uno strumento di cui non capisco nè il senso nè l&#8217;utilizzo finale. So solo che non mi posso fermare.</p>
<p>In questa danza lascio muovere i miei passi da Chi mi ha creato con il mio piano perfetto che solo io posso compiere. E adesso, prima ancora di vedere quei gradini ancora da percorrere, che compariranno solo quando il passo è lanciato, sono in cerca della prossima chiave.</p>
<p>Un sogno lucido quanto inquietante mi porta una nuova consapevolezza: non ho davanti un&#8217;altra rampa ma una botola su un meraviglioso soffitto affrescato con della frutta meravigliosa, quasi irreale, e passare da quella botola che si chiude bruscamente alle mie spalle mi fa trovare su un pianerottolo disadorno, fatto di assi di legno grezze, con tante altre scale davanti e la sensazione di non possedere quanto mi serve per capire quanto stà avvenendo su questo monte. Il fatto che la botola non sia più visibile non mi fa paura, so che non è possibile tornare indietro.</p>
<p>A ben pensare a quel soffitto mi rendo conto di conoscerlo bene&#8230;</p>
<p>L&#8217;avevo già visto in un sogno lucido di tanti anni or sono. Nel mio pellegrinare alla ricerca di me, forse cinque anni fa, avevo varcato una soglia, era di una porta attraverso la quale avrei raggiunto uno di quegli strumenti essenziali, era la porta della mia stanza delle paure.</p>
<p>Quando l&#8217;avevo aperta un tanfo di morte aveva accompagnato l&#8217;aria densa e fredda che mi aveva riempito i polmoni. Un&#8217;aria grigia e tanto spessa da non permettermi di vedere a un palmo dal naso, potevo solo sentire i lamenti e i suoni che avevano accompagnato gli incubi di una vita.</p>
<p>Anche lì sono arrivata con gli strumenti giusti, il coraggio per affrontare le mie paure e l&#8217;amore per dissolverle, perchè è il coraggio che ti permette di non scappare ma è l&#8217;amore che vince la paura.</p>
<p>E l&#8217;amore dissolse le nebbie.</p>
<p>E apparve un luogo incantato, un salone delle feste difficile da immaginare quanto a grandezza e bellezza, sui cui lati si affacciavano delle grandi finestre altissime, sulla parete opposta si trovava una porta che esplorai allora e, adesso lo so, sul soffitto una botola.</p>
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